Lotta all’elusione fiscale più intensa con nuove ritenute alla fonte sui dividendi?

La notizia di questi giorni, riportata dal Segretario di Stato per la finanza Johannes Alexander Vijlbrief, è che il governo olandese vuole inasprire la lotta all’elusione fiscale introducendo una nuova ritenuta alla fonte sui flussi di dividendi verso i paradisi fiscali.

L’attuale governo dei Paesi Bassi, che ha già introdotto una nuova ritenuta alla fonte da imporre sugli interessi e sui canoni a partire dal 2021, vuole mettere a punto il piano prima della fine di questo periodo di gabinetto (che terminerà il prossimo marzo), facendo entrare in vigore la legge da gennaio 2024 (un tempo che permetterà anche alle le imprese di prepararsi per la nuova situazione).

La misura, inoltre, dovrebbe applicarsi ai flussi verso Paesi con aliquota fiscale sugli utili inferiore al 9%.

Lotta all’elusione fiscale

Una scelta in linea con quanto detto e fatto ultimamente, con il governo olandese in prima linea – avvicinandosi alla richieste UE – quando si parla di collaborazione internazionale per limitare la concorrenza fiscale.

Il Segretario di Stato per la finanza Johannes Alexander Vijlbrief ritiene, infatti, che l’applicazione di una ritenuta aggiuntiva alla fonte sia un passo importante per la lotta all’elusione fiscale. Vijlbrief ha affermato che “i flussi finanziari incanalati da o attraverso i Paesi Bassi verso un altro Paese in cui non sono tassati (o non lo sono sufficientemente), presto non saranno più esenti da tasse”, sottolineando che “in questo momento è fondamentale stipulare accordi internazionali ancora migliori per impedire che altri Paesi vengano sfruttati per l’elusione fiscale”.

Accordi per le tassazioni nei Paesi in via di sviluppo

Forti della volontà di collaborare a livello internazionale contro l’elusione fiscale, i Paesi Bassi vorrebbero stipulare accordi che tengano conto degli interessi dei Paesi in via di sviluppo – che hanno spesso poche altre entrate fiscali – conferendo loro maggiori diritti fiscali e permettendo loro di riscuotere tasse sufficienti sul reddito derivante dalle attività e dagli investimenti che vi si svolgono.

Una scelta più politica che economica?

La scelta del governo non sembra riscontrare il favore degli specialisti fiscali, visto che il governo Rutte inizialmente mirava all’abolizione dell’imposta sui dividendi e all’introduzione, invece, di un’imposta per evitare che i dividendi finissero nei paradisi fiscali.

Motivo per cui, per gli esperti, questa sembra più una scelta politica che economica, visto che un’imposta aggiuntiva sui dividendi da trasferire ai paradisi fiscali non sarebbe la cosa più sensata da fare. Al contrario, la mossa giusta sarebbe cercare di collegare le perdite fiscali nell’attuale imposta sui dividendi.

Trattati fiscali da rinegoziare

Se da un lato il Segretario di Stato per la finanza Johannes Alexander Vijlbrief, spinge per l’introduzione di questa ritenuta alla fonte, dall’altro bisogna fare i conti con i trattati fiscali già in essere tra i Paesi Bassi e le altre nazioni.

In particolare, sarà fondamentale per il governo olandese rinegoziare alcuni di questi trattati, soprattutto quelli che vietano le ritenute alla fonte e che affermano che il Paese beneficiario può applicare l’imposta sui dividendi.

Imposta sui dividendi e DAC6

Nel frattempo però, a partire dal 1° luglio, gli intermediari e/o i contribuenti saranno portati a denunciare alle autorità fiscali accordi fiscali internazionali potenzialmente aggressivi, rispettando la direttiva sulle norme di divulgazione obbligatoria europea (MDR)/DAC6.

Direttive con valore retroattivo (dal 25 giugno 2018 al 1° luglio 2020) che si applicheranno, tra gli altri accordi fiscali da segnalare, proprio alle imposte sui dividendi.